Condividiamo con voi una riflessione profonda riguardo alla situazione critica che coinvolge l’UNRWA e il sostegno internazionale. Le parole del Segretario di Stato Antony Blinken sottolineano l’indispensabilità del ruolo dell’UNRWA nei servizi umanitari, una necessità che dovrebbe essere prioritaria.

Tuttavia, la decisione degli Stati Uniti e di molti paesi occidentali di sospendere l’aiuto economico all’UNRWA solleva interrogativi cruciali. Il contesto delle accuse di coinvolgimento di dipendenti UNRWA in un attacco di Hamas è complesso. La reazione occidentale ricorda situazioni passate, come nel caso dell’accusa di genocidio presentata dal Sudafrica alla Corte internazionale dell’Aia.

La Corte, nelle sue deliberazioni, ha evidenziato un raro equilibrio, riconoscendo il sospetto di genocidio ma non ordinando un cessate il fuoco, riaffermando il diritto di difesa di Israele ma stabilendo chiaramente dei limiti. Stati Uniti ed europei, giunti tardi a questa situazione, hanno consentito involontariamente a Israele di sconfinare in una punizione collettiva, congelando l’aiuto economico e colpendo 2,3 milioni di palestinesi insieme all’agenzia UNRWA.

Le affermazioni di Israele su ulteriori prove contro l’UNRWA aggiungono ulteriori complicazioni. Il 10% dei suoi 12mila stipendiati di Gaza avrebbe legami con Hamas, ma aspettiamo prove concrete prima di giudicare. In Occidente, non è reato essere parenti di un criminale, ma in Israele, sembra che lo sia, specialmente se si è palestinesi.

Guardando al passato, gli Stati Uniti erano il principale donatore nell’UNRWA, con l’Italia e altri paesi a contribuire significativamente. Tuttavia, l’assenza dell’Italia tra i donatori per il 2023 solleva domande cruciali. Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha dichiarato che l’Italia ha sospeso il finanziamento dopo l’attacco di Hamas del 7 ottobre, seguendo la decisione dei Paesi Alleati. La mia preoccupazione è capire come stiamo ora esercitando il nostro aiuto ai profughi palestinesi in assenza di una valida alternativa all’UNRWA.

La missione umanitaria della nave Vulcano è encomiabile, ma non può sostituire l’ampio ruolo dell’UNRWA. Sarebbe grave se il costo di questa bella missione umanitaria venisse pagato con la somma negata all’agenzia dell’ONU. È fondamentale ristabilire la giustizia e garantire la trasparenza dell’UNRWA, e spero che l’Italia possa tornare a svolgere il suo ruolo di storico finanziatore, seguendo l’esempio dei nostri alleati.

In conclusione, è essenziale comprendere le ragioni dietro la sospensione delle donazioni e valutare attentamente come possiamo contribuire al benessere dei profughi palestinesi nel rispetto dei principi umanitari.