Esprimiamo grande preoccupazione per la situazione di tensione crescente in Medio Oriente. Gli attacchi da parte dell’Iran di Sabato sera confermano un escalation che deve essere arrestata al più presto cercando con dedizione una via di Pace, praticando tutte le vie diplomatiche possibili e isolando chiunque in questo momento alla violenza desidera rispondere con più violenza in un vortice di rabbia cieca.

Continua nel frattempo la crisi umanitaria a Gaza e la disperazione della popolazione civile. Nelle ultime ore migliaia di palestinesi sfollati, per lo più donne, bambini e anziani, hanno iniziato una lunga marcia a piedi per tornare alle loro case a Gaza City e nel nord della Striscia, sfidando gli avvertimenti delle autorità israeliane che la indicano ancora come un’area pericolosa di conflitto. Ci deve essere in quelle aree un immediato cessate il fuoco e una reale apertura agli aiuti umanitari che sono ancora troppo contingentati ed inadeguati alla tragedia in corso.

In questo momento di assoluta delicatezza e crescente tensione ci preoccupa ancora di più la piega che le politiche nazionali stanno assumendo in materia. A febbraio di quest’anno in Aula al Senato si è conclusa la prima fase di discussione parlamentare del Disegno di legge di iniziativa governativa che va a modificare notevolmente la legge sull’export di materiali d’armamento (Legge 185/90). Una modifica che, se diventerà legge, renderà meno incisivi i meccanismi di decisione e controllo (eliminando inoltre gli strumenti di trasparenza legati al commercio d’armi), con gravi conseguenze sulla pace, la sicurezza comune e il rispetto dei diritti umani.

La Rete Pace Disarmo (composta da varie realtà del mondo associazionistico e civile) ha ribadito durante il dibattito in parlamento la sua contrarietà rispetto alla strada intrapresa dalla maggioranza di Governo, che si è messa a servizio degli interessi dell’industria militare trascurando di considerare le conseguenze e gli impatti negativi delle armi, come invece evidenziano chiaramente le norme internazionali sul tema cui anche il nostro Paese aderisce. La Rete Pace Disarmo ha indicato (sia in audizione sia con approfonditi documenti presentati all’attenzione dei senatori) una serie di punti problematici e di modifiche necessarie, non prese in considerazione.

In primis ha chiesto con forza l’inserimento nel testo del DDL di modifica di un riferimento esplicito al Trattato sul commercio di armamenti ONU entrato in vigore nel 2014 (i cui criteri sono prevalenti in quanto norma internazionale). Nonché il bilanciamento esplicito tra la responsabilità politica di decisioni quadro concernenti l’export di armi con una capacità amministrativa degli uffici preposti di poter verificare l’allineamento delle licenze all’export con i criteri e i principi previsti dalla legge. Non è chiaro invece, con il testo che è stato votato e ora attende il passaggio alla Camera, chi si potrà prendere la responsabilità di intervenire immediatamente per fermare vendite di armi in caso di conflitto o violazione di diritti umani. Decisioni che devono essere assunte con rapidità in base al contesto internazionale e che non possono derivare solo da considerazioni genericamente “politiche”.

La chiusura di Governo e maggioranza ad ogni confronto e la natura di favore all’industria delle armi di questo provvedimento sono poi ampiamente dimostrati dall’eliminazione dell’Ufficio di coordinamento presso la Presidenza del Consiglio che aveva compiti di promuovere progetti di riconversione dell’industria bellica (obiettivo che rimane nella Legge ma che non ha più nessun organo ad attuarlo), dalla cancellazione del riferimento ad ONG e organizzazioni della società civile come fonti di riferimento per valutare le violazioni dei diritti umani e dall’integrale eliminazione della Relazione annuale al Parlamento sulle interazioni tra banche e aziende a produzione militare.

La Rete Italiana Pace Disarmo, visto l’indirizzo sempre più chiaro che a livello nazionale si sta assumendo, diretto verso una deregolamentazione nel commercio d’armi, ha deciso di lanciare una serie di iniziative di protesta e pressione sul Parlamento, a partire da una petizione online per arrivare a mobilitazioni territoriali.

Crediamo che in questo momento di crescente mancanza di dialogo e incremento della violenza come strumento di risoluzione dei conflitti, dare peso alla voce della società civile che chiede regole chiare nelle modalità con le quali le armi vengono fatte circolare sia fondamentale. Dal basso è forte la richiesta di Pace, come politica dobbiamo amplificarla fino a farla arrivare a chi in questo momento nei propri piani ha solo la guerra.

Ognuno di noi ha una grande responsabilità nel costruire percorsi di pace, la preoccupazione deve trasformarsi in azione politica anche dai nostri scranni. Tacere o astenersi è una colpa.