Cari colleghi, ieri siamo stati nel cimitero di Borgo Panigale a Bologna per commemorare quindici anime che un anno fa, nel naufragio di Cutro, hanno perso la vita. Quindici vite spezzate, quindici storie interrotte, quindici sogni infranti. Eppure, non sono solo quindici le vittime di questa tragedia. Sono centinaia, migliaia, milioni i volti senza nome che cadono ogni giorno nell’indifferenza generale.

Guardiamo queste tombe, e vediamo più di semplici lapidi. Vediamo gli occhi di bambini, di uomini, di donne che hanno osato sognare una vita migliore. Persone che hanno affrontato mari insidiosi, deserti aridi, confini invalicabili, alla ricerca di speranza e dignità. E ora giacciono qui, nel silenzio freddo di una terra straniera.

Ma oggi non voglio solo piangere le vittime di ieri. Voglio alzare la mia voce per coloro che soffrono ancora, per coloro che sono vittime di guerre e conflitti che sembrano non avere fine. Voglio gridare contro l’ingiustizia che permette a queste tragedie di ripetersi senza sosta.

“Mentre i musulmani si riuniscono in tutto il mondo nei prossimi giorni e settimane per interrompere il digiuno, la sofferenza del popolo palestinese sarà in cima ai pensieri di molti. E’ in cima ai miei pensieri”: così il presidente Usa Joe Biden in una dichiarazione diffusa nella notte dalla Casa Bianca per l’inizio del Ramadan. “Il mese sacro è un momento di riflessione e rinnovamento – prosegue – Quest’anno arriva in un momento di immenso dolore. La guerra a Gaza ha inflitto terribili sofferenze al popolo palestinese. Sono stati uccisi più di 30.000 palestinesi, la maggior parte dei quali civili, tra cui migliaia di bambini”. Meglio tardi che mai. Serve però che oltre alle dichiarazioni si agisca seriamente e risolutamente per arrivare ad un cessate il fuoco. Non possiamo restare impassibili di fronte alle stragi e all’orrore della guerra. Non possiamo continuare a piangere i morti solo dopo la tragedia, dobbiamo salvare vite umane ovunque esse si trovino.

A Gaza stiamo assistendo ad una costante escalation di crimini di guerra, che condanniamo fermamente e che deve essere immediatamente fermata, affrontando politicamente e culturalmente le cause che li hanno determinati. È fondamentale applicare il diritto internazionale e il principio di autodeterminazione dei popoli, come riconosciuto dalle risoluzioni delle Nazioni Unite.  Le guerre si susseguono ormai con un ritmo e un’intensità crescenti. Iniziano ma non trovano mai una fine, alimentando solamente l’osceno commercio di armi e il lucro derivante da esso.

Le guerre non sono inevitabili, sono il risultato di scelte umane. Sono alimentate da interessi economici, politici, e dalla mancanza di volontà di trovare soluzioni pacifiche ai conflitti. Non possiamo più accettare che le vite umane siano sacrificate sull’altare della guerra.

È ora di dire basta alla logica della violenza, alla logica del più forte. È ora di porre fine alla corsa agli armamenti che arricchisce pochi e distrugge molti. È ora di riconoscere che la vera forza risiede nella solidarietà, nella collaborazione, nella volontà di costruire un mondo più giusto e pacifico per tutti.

Le Nazioni Unite devono essere rafforzate nella loro missione di promuovere la pace e la sicurezza internazionale. Il diritto internazionale deve essere rispettato e applicato senza eccezioni. Le armi devono essere sostituite dai negoziati, dal dialogo, dalla diplomazia.

Oggi ci impegniamo a non restare inermi di fronte alle tragedie che ci circondano. Ci impegniamo a essere testimoni del cambiamento, a lottare per un futuro in cui ogni vita abbia valore, in cui ogni sogno possa essere realizzato. Che le voci di coloro che non ci sono più ci guidino in questa battaglia per la pace. Che il loro ricordo ci dia la forza di resistere all’ingiustizia e di perseguire la giustizia con determinazione e coraggio. Che il sacrificio di questi quindici migranti non sia stato vano. Che possiamo onorare la loro memoria con azioni concrete, con gesti di solidarietà, con un impegno costante per un mondo migliore.

Che possiamo dire con fermezza: mai più guerra, mai più vittime innocenti, mai più lacrime di dolore. Che possiamo finalmente porre fine a questa follia e costruire insieme un futuro di pace e speranza per tutti.