Oggi ci troviamo di fronte a un momento cruciale, un momento in cui la giustizia internazionale può illuminare il cammino verso la protezione dei civili palestinesi e porre fine alla catastrofe umanitaria che sta dilaniando la Striscia di Gaza. 

Le udienze presso la Corte Internazionale di Giustizia, relative alle presunte violazioni da parte di Israele della Convenzione sul Genocidio delle Nazioni Unite, sono una luce nella oscurità che avvolge la situazione attuale.

Il Sudafrica ha sollevato questa importante questione, sostenendo che gli atti e la mancata azione di Israele costituiscono un genocidio nei confronti del popolo palestinese a Gaza. La richiesta del Sud Africa di misure provvisorie, presentata alla Corte Internazionale di Giustizia, è un grido di speranza per proteggere la vita dei civili palestinesi, che hanno subito un’indicibile portata di sofferenza.

Più di 23.000 palestinesi sono stati uccisi in poco più di tre mesi, e oltre 10.000 sono dispersi sotto le macerie, presumibilmente morti. Questa sofferenza è aggravata dalla retorica disumanizzante e razzista contro i palestinesi, proveniente da funzionari governativi e militari israeliani. L’assedio illegale imposto da Israele a Gaza ha tagliato o gravemente limitato l’accesso della popolazione civile a elementi vitali come acqua, cibo, assistenza medica e carburante. La popolazione civile è costretta a vivere in condizioni inumane, rischiando la sopravvivenza ogni giorno. Amnesty International, pur senza affermare che la situazione a Gaza costituisca un genocidio, ha lanciato un allarme a causa della devastazione e della distruzione senza precedenti.

Il 16 novembre 2023, un gruppo di esperti delle Nazioni Unite ha messo in guardia da un “genocidio in atto” nei territori palestinesi occupati, in particolare a Gaza. Questa è una situazione che non possiamo ignorare o minimizzare. Tutti gli stati devono agire per prevenire il genocidio, compresi quelli che non sono parti della Convenzione.

La Corte Internazionale di Giustizia ha ora il compito di esaminare attentamente la condotta di Israele e decidere se siano stati commessi crimini di genocidio e altri crimini ai sensi del diritto internazionale. È fondamentale sottolineare che secondo la Convenzione sul Genocidio, nessuno, inclusi gli alti funzionari governativi, può rivendicare l’immunità personale per atti presunti. Questa è una chiara richiesta di responsabilità per tutte le persone coinvolte nei crimini, indipendentemente dal loro ruolo istituzionale.

Le misure provvisorie richieste dal Sud Africa sono di vitale importanza per fermare la violenza e proteggere i civili palestinesi. Queste misure includono il cessare immediato di uccisioni di membri di gruppi protetti e l’eliminazione delle condizioni di vita intese a provocare la distruzione fisica totale o parziale di tali gruppi.

Il mondo deve unirsi per porre fine a questa tragedia. Gli Stati hanno l’obbligo positivo di prevenire e punire il genocidio e altri crimini atroci, come sancito dalla Convenzione sulla prevenzione e la repressione del crimine di genocidio del 1948 e dal diritto consuetudinario.

Gli Stati Uniti, con il loro potere di veto, devono smettere di ostacolare il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite nel chiedere un cessate il fuoco. Crimini di guerra e crimini contro l’umanità sono diffusi, e il rischio di genocidio è reale.

L’esame della condotta di Israele da parte della Corte Internazionale di Giustizia è un passo fondamentale per proteggere le vite palestinesi, ripristinare la fiducia nel diritto internazionale e aprire la strada alla giustizia e alla riparazione per le vittime. Chiediamo a tutti gli Stati di sostenere questo processo e di lavorare insieme per porre fine a questa tragedia umanitaria senza precedenti. 

Noi, nel condannare i crimini di guerra commessi da Hamas e altri gruppi armati il 7 ottobre, sottolineiamo l’importanza di indagare sulle violazioni del diritto internazionale da entrambe le parti coinvolte nel conflitto. Inoltre, l’appello per un cessate il fuoco immediato e prolungato è un grido umanitario per porre fine al ciclo di violenza, proteggendo la vita di civili innocenti. Il rilascio di ostaggi civili detenuti dai gruppi armati a Gaza e dei palestinesi detenuti arbitrariamente da Israele è un appello alla giustizia e alla compassione. Allo stesso modo, la chiamata per porre fine all’assedio illegale e disumano di Gaza da parte di Israele è un passo essenziale per alleviare le sofferenze umane e garantire l’accesso ai bisogni fondamentali.