Sta creando grande preoccupazione il voto del Parlamento Europeo sul Patto UE sull’asilo e la migrazione. Questo pacchetto di proposte, approvato con margini significativi, solleva gravi preoccupazioni riguardo la sua compatibilità con i valori fondamentali dell’Unione Europea.

Come ha sottolineato Eve Geddie, direttrice dell’Ufficio Istituzioni europee di Amnesty International, questo Patto potrebbe far regredire di decenni la legislazione europea in materia di asilo, mettendo a rischio la vita e il benessere di molte persone in cerca di protezione. Save the Children ci avverte che i più vulnerabili, come le donne e i bambini, potrebbero essere esposti al rischio di detenzione alle frontiere dell’Unione europea. E’ vergognoso fare indagine, analisi fisiometrica e foto segnalazione dall’età di 6 anni. 

L’organizzazione umanitaria sottolinea che questo voto rappresenta l’ultima opportunità per l’UE di proteggere i bambini che cercano un futuro migliore in Europa e che è fondamentale fare le scelte giuste. 

Tuttavia, il Patto attuale rischia di perpetuare gli approcci fallimentari del passato e causare maggior sofferenza per le persone in cerca di protezione. L’Europa dovrebbe invece mettere al centro le persone e essere guidata dai valori europei di dignità umana, solidarietà e libertà. Invece, assistiamo a una chiusura dell’Europa su se stessa, trascurando le tragedie dei migranti in fuga e sostituendo l’accoglienza con un pagamento in denaro. Questo approccio non solo compromette la tutela delle famiglie e dei minori, ma anche il nostro impegno solidale nei confronti di chi cerca protezione e dignità nelle nostre terre.

Mentre nel Mediterraneo le tragedie continuano a mietere vite innocenti, ci troviamo di fronte a un’Europa che, a maggioranza di voti, si chiude in se stessa. Questo non è il segno di una comunità che rispetta la dignità e la libertà di ogni individuo.

Inoltre, siamo testimoni di una richiesta sempre più pressante verso i Paesi di frontiera, come l’Italia, imponendo controlli più veloci, ritorni nei primi Paesi di sbarco e rimpatri facilitati in Paesi terzi non sicuri. Questo approccio non solo ignora le sofferenze dei migranti, ma aumenta la loro vulnerabilità e precarietà.

 Parliamo dei campi di confinamento, dei luoghi in cui vengono confinate le persone che cercano protezione nel nostro continente. Questi luoghi, spesso chiamati con nomi che tentano di mascherare la loro vera natura, sono diventati una triste realtà della nostra strategia di esternalizzazione europea nei confronti dei migranti e dei richiedenti asilo.

Dalla Turchia alla Grecia, dalla Serbia alla Macedonia del Nord e alla Bosnia ed Erzegovina, assistiamo alla costruzione sempre più frequente di questi campi. Si tratti di centri di detenzione, di luoghi di accoglienza o di transito, la verità è che dietro queste etichette si nascondono gravi violazioni dei diritti umani e una volontà politica chiara: tenere lontane le persone dal nostro territorio. Inoltre l’Europa vuole creare dei campi di riconoscimento nelle periferie d’Europa. Questa mossa è un modo per creare luoghi di respingimento utilizzando anche paesi Terzi. Mentre molto si è detto dei respingimenti, il fenomeno dei campi di confinamento è stato spesso trascurato. Ma non possiamo permettere che la retorica politica ci offuschi la visione della realtà. I campi sono un corollario della nostra strategia, un tentativo di rendere invisibili coloro che cercano disperatamente un rifugio sicuro nelle nostre terre. Chiamarli centri di detenzione quando si vuole mostrare i muscoli, oppure definirli luoghi di accoglienza e transito per dare un’immagine più umana, non cambia la realtà dei fatti. In entrambi i casi, ci troviamo di fronte a violazioni dei diritti fondamentali delle persone che vi sono confinate.

Dobbiamo guardare questa realtà senza paura e senza ipocrisia. Dobbiamo riconoscere che i campi di confinamento non sono una soluzione umana né efficace. Dobbiamo impegnarci a trovare alternative che rispettino la dignità e i diritti di tutte le persone, indipendentemente dalla loro provenienza.

Il Patto proposto rischia di trasformarsi in un quadro giuridico disfunzionale, costoso e crudele. Non solo non risolve le questioni critiche, ma aggrava la sofferenza delle persone in cerca di protezione. Questo non è ciò che l’Europa dovrebbe rappresentare. Dobbiamo fare di più, dobbiamo fare meglio.

Questo Patto è un tornare anni indietro invece di impegnarci per una politica di asilo e migrazione che rispetti i diritti fondamentali e promuova la solidarietà tra tutti i Paesi membri dell’Unione europea. Non possiamo chiudere gli occhi di fronte alle tragedie che si svolgono ai nostri confini. L’Europa deve essere un faro di speranza e accoglienza per coloro che cercano protezione e un futuro migliore. Lotteremo affinché cambino queste regole.