In queste ore sembra imminente l’operazione a Rafah, approvata dal Gabinetto di guerra del Governo Israeliano. L’esercito israeliano ha esortato i palestinesi ad evacuare le parti orientali di Rafah prima di un’operazione nel sud di Gaza. Tale direttiva è seguita a giorni di bombardamenti intensi che hanno provocato ancora morti tra cui molti minori. La situazione umanitaria non è tollerabile e come da mesi stiamo ripetendo come Gruppo in questo Consiglio si deve fare di tutto per fermare lo sterminio di civili in corso e costruire prospettive di pace.

Davanti a tutti gli orrori che il conflitto in Medio Oriente sta portando alla luce l’indignazione dei miei coetanei ribolle dall’America all’Asia, fino all’Europa e in queste ore più che mai anche in Italia e a Bologna, dove ieri è iniziata l’intifada delle tende che ha già popolato vari campus universitari in giro per il mondo.

“Intifāda”, spogliata dal timore che si portano le parole straniere e l’immaginario legatogli, significa “Sussulto”, “Sollevazione”.

In questi 2 termini racchiusi in uno leggo qualcosa di differente dalla tradizionale protesta organizzata, ma qualcosa di più ombelicale che unisce corpo, cuore e mente in reazione ad un’ingiustizia manifesta e non sopportabile.

Il “Sussulto” è il motore che spinge alla mobilitazione, a piantare le tende a scendere nelle piazze. Il “Sussulto” è inevitabile davanti alle migliaia di civili morti, davanti alla morte del diritto internazionale e di ogni spazio di trattativa pacifica, davanti ad anni di occupazione e conflitti dormienti sui media ma vivi in Palestina. Il “Sussulto” è inevitabile in chi studia il diritto, in chi analizza la geopolitica, in chi ama la letteratura e l’arte, in chi ha vent’anni o in chi semplicemente non si è rassegnato all’orrore. Il sussulto non ha equilibrio, è una spinta alla pace assoluta, un rifiuto delle ingiustizie assoluto. Cercare di determinare o definire come un sussulto si deve manifestare non è possibile e il solo tentativo non può che parere goffo e sortire gli effetti contrari a quelli sperati.

Il sussulto può esaurirsi, accartocciandosi su sé stesso nelle sue palpitazioni accelerate, oppure resistere alle tempeste che lo attraversano e lo circondano fino a trasformarsi in “Sollevazione”, elevando parole e messaggi dal Caos nel quale sono calate, per farle sentire chiare, abbracciando sempre più parti di società attivando una trasformazione che non può più solo essere solo oggetto di analisi politico – giornalistiche e marginalizzazione ma che si deve tramutare in azione concreta da parte dei Governi, in questo caso dando una cittadinanza alla parola Pace, che da mesi sembra confinata ad essere un concetto estremista o disilluso, rendendo serio l’impegno di un cessate il fuoco, del riconoscimento di un popolo che continua ad essere vessato e per questo doppiamente ostaggio di una colonizzazione opprimente e della necessità di trovare vie di autodeterminazione che gli consentano di avere un diritto al futuro.

Ora siamo nel pieno del sussulto, in bilico tra il suo accartocciamento e la “Sollevazione”, la mia speranza è che questa possa battere le sue ali, che ogni grammo di aspirazione assoluta alla giustizia e alla pace non sia dispersa per dare la spinta a chi Governa a svolgere il più complesso compito di attivare dialoghi seri, in una diplomazia che sappia raccogliere le complessità immense di questo periodo storico e muovere passi verso la soluzione dei conflitti.

Concludo richiamando le parole di De Andrè in “Canzone del Maggio” che in questi giorni musicano i miei pensieri. Queste parole parlano di altri tempi ma hanno la stessa anima di parole che potrebbero essere pronunciate oggi: “E se nei vostri quartieri tutto è rimasto come ieri, senza le barricate, senza feriti, senza granate, se avete preso per buone le “verità” della televisione anche se allora vi siete assolti siete lo stesso coinvolti”.

Se il voi di questi versi che rintocca al petto di ognuno si trasformerà in noi, nessuno cercherà più la via di fuga dell’assoluzione, ma sorgerà l’impegno collettivo della “Sollevazione” e in questo spero.