Tre giornalisti di Domani Giovanni Tizian, Nello Trocchia e Stefano Vergine rischiano fino a 9 anni di carcere con l’accusa di aver chiesto e ricevuto da un pubblico ufficiale documenti riservati riguardanti il conflitto di interessi che coinvolge il ministro della Difesa italiano, Guido Crosetto, pagato per anni dall’industria delle armi. Il ministro non ha smentito le informazioni sui suoi compensi milionari. Ma ha preferito, invece, chiedere all’autorità giudiziaria di individuare le fonti di Domani, violando il Media freedom act. Ciò è profondamente allarmante e fa ancora di più riflettere sulla necessità di rendere trasparenti i flussi finanziari che riguardano il commercio d’armi, cosa che il Governo sta oscurando con la modifica della legge 185 del 1990, sulla quale ci siamo espressi anche come Consiglio lunedì scorso.