A una settimana dalle elezioni europee e amministrative in oltre 3000 comuni italiani, è partita da Bologna la campagna “Qui Vivo Qui Voto”. Questa iniziativa vuole ricordare che una parte significativa della popolazione residente è ancora una volta esclusa dalla partecipazione democratica. Durante le giornate del 1° e 2° giugno, è stato possibile esprimere un voto simbolico a Bologna per sostenere il diritto al voto dei cittadini residenti non italiani.

La campagna “Dalla Parte Giusta della Storia”, in collaborazione con una vasta rete di associazioni, ha organizzato il voto simbolico in queste giornate. Sono stati allestiti sei seggi a Bologna, uno per quartiere. Le votazioni, anonime, permettevano di esprimere tre preferenze. Inoltre, chi desiderava sostenere la causa, pur essendo cittadino italiano, ha potuto rispondere a un quesito referendario sulla legge n.91/92 sulla cittadinanza distribuito presso i seggi. 

Da oggi fino a venerdì sarà sperimentato, sempre per lo stesso target, il voto online. Il link della piattaforma è reso disponibile sulle pagine social del progetto e sulla pagina della rete “Dalla Parte Giusta della Storia”, permettendo così a chi non può recarsi ai seggi di partecipare.

Abbiamo registrato con soddisfazione una partecipazione massiccia, segno dell’impegno attivo di chi vive e lavora nella comunità locale. Ci siamo commossi nel vedere persone che votavano per la prima volta. Ci siamo divertiti, come a una festa, e i seggi erano un luogo piacevole da frequentare. Tuttavia, ci chiediamo cosa spinga tanti cittadini italiani, che per secoli si sono battuti per ottenere il voto, a non andare alle urne.

Nei miei giri per la città ho incontrato molti giovani e chiedevo loro se avrebbero votato. Molti mi rispondevano sinceramente di no. Quando chiedevo il perché, la risposta era quasi sempre la stessa: “Non credo più nella politica, non mi fido di nessuno, i loro discorsi non mi riguardano”. Facevo notare che il non voto non conta nulla, non cambia le cose, ma crea solo un vuoto che può essere riempito da chi ha idee contrarie alle proprie.

Riflettevo su questa svogliatezza e disinteresse nei confronti di uno dei diritti fondamentali in democrazia. Mi sorgeva un dubbio crudele: che sia la democrazia stessa, con i suoi riti vitali e le sue regole di uguaglianza, a destare sospetti e antipatie? Cos’è che annoia o allontana dalla democrazia, che pure è un bene conquistato con tanto sacrificio e lunghi secoli di guerre, rivolte e rivoluzioni? Cosa vorrebbero coloro che voltano le spalle, in cambio di una prassi parlamentare che si basa sul voto dei cittadini secondo un principio giusto di delega in un mondo sempre più specializzato e massificato?

Mi si obietterà che il mondo cambia per l’avvento della tecnologia, per le spinte geopolitiche, per le complicazioni economiche, per l’avidità dell’industria delle armi, non per ragioni emotive, per quanto diffuse. Questo è certamente vero. Tuttavia, non sottovaluterei l’aspetto emozionale profondo, contagioso come una malattia che corre da continente a continente creando nuove aspettative di poter superare le conquiste di secoli come la democrazia e i diritti civili. C’è qualcosa di profondamente irrazionale in questa attesa di un futuro di certezze gerarchiche, pronte a garantirci una stabilità eterna.

Le nazioni, secondo questo criterio, dovrebbero tornare a essere autonome e chiuse dentro confini stabiliti; i popoli che emigrano dovrebbero essere costretti a rimanere nei loro spazi, senza smania di muoversi; la famiglia dovrebbe tornare alla sua mitica saldezza costituita da un padre, una madre e dei figli, possibilmente molti; la scienza dovrebbe rinunciare ai suoi esperimenti e alle sue scoperte per lasciarsi guidare dal buonsenso antico; la magistratura, che pretende di giudicare secondo le leggi della Costituzione, dovrebbe ascoltare chi guida per conto della maggioranza; le scuole dovrebbero adattarsi alla linea della guida suprema, escludendo gli studenti che non stanno al passo. 

Proprio perché ci sono tante persone che vivono qui ma non hanno il diritto al voto, prego soprattutto i giovani di andare a votare, perché il voto è un prezioso tesoro ottenuto con tanti sacrifici. Il non-voto non conta nulla, ma crea solo vuoti che vengono riempiti dai più prepotenti. Rinnoviamo la nostra richiesta di recepire le raccomandazioni europee per discutere e approvare una legge che consenta ai cittadini stranieri non comunitari e apolidi, regolarmente residenti in Italia da almeno cinque anni, di esercitare il diritto di voto alle elezioni amministrative, equiparando questi ai cittadini comunitari residenti in Italia.