La Francia è un tessuto di Migrazioni. Questa era la frase ripetuta ieri nei social e tra i giocatori della nazionale. Con il 66,71% dell’affluenza, la Francia ha registrato la più alta partecipazione elettorale dagli anni 80. La sinistra ha trionfato, con Marine Le Pen terza. Questa è una svolta storica. La destra ha subito una doccia fredda al secondo turno delle legislative. Bardella ha definito il risultato “l’alleanza del disonore”. Il premier Attal si è dimesso.  Il popolo francese, consapevole della sua storia, ha lanciato un messaggio chiaro: non è solo la paura di un futuro distopico a spingerlo alle urne, ma il desiderio di costruire e abbracciare un futuro utopico, socialista, egualitario, decoloniale e solido.

Il ‘barrage’ ha funzionato. Il cordone sanitario contro la peggiore destra europea ha funzionato. La sinistra del Nuovo Fronte Popolare ha trionfato. Per governare sarà difficile, il margine rischia di essere davvero molto sottile per chiunque voglia andare all’esecutivo. C’è una espressione che politici e commentatori stanno usando sempre di più nelle ultime ore: inizia una fase di “parlamentarizzazione” e meno “presidentalizzazione”. Per dirla più semplicemente: “Dovremo imparare a discutere e confrontarci perché l’Assemblea è divisa”, ha dichiarato il leader moderato dei socialisti Raphael Glucksmann. Che cosa vorrà dire, è presto per saperlo. Ma di sicuro la lotta tra gli estremi, da una parte e dall’altra, dovrà fare i conti con la necessità di trovare un punto di incontro in Parlamento. Ma ora si deve governare e si devono fare accordi. 

Le tendenze politiche attuali in Italia invece sono opposte, stiamo andando verso il modello sbagliato del presidenzialismo, delle autonomie differenziate e della riforma della giustizia sulla separazione delle carriere tra pubblico ministero e giudice. Queste modifiche rafforzerebbero l’esecutivo a scapito degli altri poteri di bilanciamento, suscitando timori di eccessiva concentrazione di potere. Il presidenzialismo potrebbe alterare l’equilibrio costituzionale, mentre le autonomie differenziate rischiano di aumentare le disuguaglianze tra regioni. La separazione delle carriere è controversa per il potenziale impatto sull’autonomia giudiziaria.

Ora, in Italia, dobbiamo seguire l’esempio francese. È necessaria un’alleanza democratica, antifascista, progressista ed ecologista per cacciare l’estrema destra dal governo. Chi non comprende questa necessità non fa gli interessi degli italiani. Questo è un appello a tutti noi: uniamo le forze per un futuro migliore, per un’Italia e un’Europa più giuste e solidali. L’unione fa la forza. Basta personalismi e viva la mediazione politica.