Ci troviamo oggi di fronte all’ennesima ipocrisia messa in scena dai leader del G7, riuniti nel lussuoso scenario di Borgo Egnazia, in Puglia, per discutere di una questione tanto urgente quanto complessa: le migrazioni. Dalle dichiarazioni emerse, si evince un accordo di massima per affrontare la questione migratoria con un duplice approccio: colpire le reti criminali dei trafficanti di esseri umani e aprire nuovi percorsi legali per i migranti. Sulla carta, sembra un piano sensato e ragionevole. Ma è davvero così?

Dietro queste parole altisonanti si nasconde una realtà ben diversa. Innanzitutto, parlare di “colpire le reti criminali” senza affrontare le cause profonde delle migrazioni è un esercizio di retorica vuota. La povertà, le guerre, le persecuzioni e i cambiamenti climatici costringono milioni di persone a lasciare le proprie terre in cerca di sicurezza e dignità. Non si tratta di semplici numeri, ma di esseri umani che affrontano viaggi pericolosi e inumani per trovare una speranza di vita migliore. E cosa fanno i nostri leader? Si riuniscono in sontuose conferenze per discutere di misure repressive, senza alcuna seria volontà di intervenire sulle radici del problema.

Parlano di “percorsi legali” come se fosse una panacea, ma chi stabilisce questi percorsi? E per chi sono accessibili? La realtà è che i paesi del G7 hanno storicamente adottato politiche migratorie restrittive, spesso alimentando xenofobia e razzismo. Aprire nuovi canali legali è un passo necessario, ma insufficiente se non accompagnato da una reale volontà di accogliere e integrare i migranti. E questo implica un cambiamento radicale nelle politiche sociali, economiche e culturali dei nostri paesi.

E che dire della “più delicata questione” riguardante la revisione delle convenzioni internazionali, tra cui quella di Ginevra? Rimandare questa discussione ai mesi futuri è un ulteriore segnale di immobilismo. La Convenzione di Ginevra, nata dopo gli orrori della Seconda guerra mondiale, rappresenta un faro di speranza per chi fugge dalle persecuzioni. È vero che il contesto storico è cambiato, ma i principi di solidarietà e protezione internazionale devono essere rafforzati, non indeboliti.

Vorrei ora aggiungere un particolare importante che spesso viene trascurato: la regolarizzazione dei migranti attraverso il lavoro. È vero che anche la Meloni parla di regolarizzare l’immigrazione attraverso il lavoro, ma con criteri che privilegiano ucraini, bianchi e non islamici. Dobbiamo regolarizzare i migranti già presenti in Italia, quei “fantasmi” che in teoria dovrebbero essere rimpatriati ma che invece restano e diventano preda di sfruttamento, lavoro nero e caporalato.

Normalmente dobbiamo  cercare e formare le professionalità necessarie nelle varie realtà italiane tra migliaia di giovani migranti già presenti, spesso dotati di un buon retroterra culturale e di competenze in vari settori. Questi giovani hanno voglia di mettersi in gioco, di contribuire alla nostra società e di costruirsi un futuro. 

È ora di smettere di trattare le migrazioni come una minaccia da contenere e iniziare a vederle per quello che sono: una richiesta disperata di aiuto e una straordinaria opportunità di arricchimento umano e culturale per le nostre società. I leader del G7 devono abbandonare la loro ipocrisia e adottare politiche che mettano al centro la dignità umana.