In questi giorni sono stati resi noti i primi risultati del protocollo d’intesa a tutela dell’economia legale e dei distretti industriali siglato lo scorso anno tra Guardia di Finanza, enti locali della Regione Emilia – Romagna e società civile per un totale di 46 aderenti.

Ciò che è emerso dalle indagini svolte a seguito delle 38 segnalazioni derivanti dai meccanismi attivati dal protocollo sono 180 milioni di euro in crediti fittizi di imposta, 424 milioni di fatture inesistenti, il sommerso di impresa di più di 3000 aziende, l’evidenza della presenza sul nostro territorio regionale di organizzazioni criminali che hanno le proprie basi distribuite nel mondo dalla Calabria alla Cina.

Spesso i protocolli soffrono di vacuità pratica, consegnati alle foto di rito e ai comunicati stampa per poi essere dimenticati fino al successivo rinnovo. In questo caso la svolta pratica è stata resa evidente da un testo che non ha unicamente delineato valori e principi ai quali gli aderenti avrebbero dovuto attenersi ma azioni operative da intraprendere con il coordinamento della Guardia di Finanza incrementando la possibilità di trasferire informazioni utili alle indagini, tramite strumenti telematici e “Sportelli sicurezza” in grado di raccogliere le segnalazioni, tutelando le identità di chi decide di denunciare.

Nel riscontrare lo sviluppo di strumenti efficienti di individuazioni di anomalie nell’economia legale e nelle attività imprenditoriali è opportuno però evidenziare un problema politico: la scarsa attenzione di chi ricopre ruoli pubblici su mandato elettorale verso questi temi.

Il dibattito sulla legalità è relegato in modo opportunistico e finalizzato solo alla massimizzazione del consenso nel commentare gli episodi che riguardano l’ordine pubblico, che è fondamentale nel governo degli equilibri di una città, ma è e rimarrà un problema di superfice, un’utile distrazione sempre presente sulla quale concentrare il fuoco incrociato delle dichiarazioni lasciando campo libero governato dalla distrazione alla colonizzazione da parte di morbi mafiosi della nostra economia, del tessuto imprenditoriale, delle istituzioni pubbliche e della società civile. È di molto più difficile leggere e commentare l’evoluzione e l’espansione dei fenomeni mafiosi, è molto più conveniente lasciarli proliferare per evitare l’alterazione di equilibri che potrebbero fare anche gli interessi di qualcuno.

In questo Consiglio mi vengono alla memoria pochi interventi delle opposizioni in commento al fenomeno mafioso, ricordo un intervento del collega di FDI Fabio Brinati nel declamare la vittoria dello Stato per l’arresto del latitante Matteo Messina Denaro, tralasciando le complessità e le ombre dell’arresto, i trent’anni di latitanza, le connivenze di corpi dello Stato che certamente hanno contribuito a renderla possibile. Poche o nessuna le parole spese in questi anni per analizzare le infiltrazioni nel nostro territorio.

Perdonatemi per le provocazioni ma sono finalizzate a sollecitare noi tutti in questo Consiglio, a parlare di più di Mafia, per fare esplodere il dibattito in una città dove è necessario parlarne, i dati ne testimoniano l’urgenza, non basta delegare alle associazioni il nostro impegno civile.

È evidente che la forza della mafia sta fuori dalla mafia, in quanti pochi ostacoli incontra nello sviluppare i propri interessi. Non possiamo permetterci come politici di essere alleati, si spera inconsapevoli, e silenziosi delle presenze mafiose, per questo dobbiamo dare peso a tutte le notizie che compaiono sui giornali e delle quali veniamo a conoscenza per altre vie.

Falcone nel descrivere la mafia alla giornalista Marcelle Padovani parte da uno scambio tra un suo collega e il mafioso Frank Coppola appena arrestato nel 1980, il primo chiese al secondo: “Signor Coppola, che cosa è la mafia? – Questo rispose – “Signor Giudice, tre magistrati vorrebbero oggi diventare procuratore della Repubblica. Uno è intelligentissimo, il secondo gode dell’appoggio dei partiti di governo, il terzo è un cretino, ma proprio lui otterrà il posto. Questa è la mafia.”

Nel bisogno e nella disponibilità di cretini sta la chiave di tutta l’espansione del fenomeno mafioso, nello sforzo di non essere cretini e di non fermarci alla superficie delle cose sta la radice del nostro impegno al contrasto alle mafie.