La maggior parte di seppie, polpi e calamari hanno la cosiddetta “borsa del nero”, dalla quale esce l’inchiostro spruzzato per confondere i nemici. Questo momento lo stiamo vivendo come società democratica.

Mi rivolgo a voi con una profonda preoccupazione e indignazione riguardo a due episodi recenti che mettono in evidenza la persistenza di ideologie antidemocratiche e intolleranti nel nostro paese. 

Il primo avvenimento si è verificato al Teatro alla Scala di Milano, uno spazio sacro per l’arte e la cultura, dove, dopo l’esecuzione dell’Inno di Mameli, ha risuonato un grido inaspettato: “Viva l’Italia antifascista!” Questo gesto isolato è stato accolto da applausi e urla di approvazione, sottolineando un sostegno inaspettato per valori democratici e antifascisti. 

Il controllo della Digos sull’ individuo che ha urlato a favore dell’Italia antifascista solleva preoccupazioni sul rispetto della libertà di espressione.  È preoccupante vedere come un gesto a favore dell’antifascismo abbia suscitato reazioni contrastanti, rivelando la necessità di un dialogo aperto sulla democrazia e la memoria storica.

Il secondo episodio ci riporta a Roma, in via Acca Larenzia, dove ogni 7 gennaio si tiene un raduno che commemora attivisti del Fronte della Gioventù assassinati nel 1978.  Questo evento, apparentemente dedicato alla memoria, si trasforma in una manifestazione dichiaratamente fascista, con saluti romani e simboli che richiamano un periodo oscuro della nostra storia. È inaccettabile che tali manifestazioni continuino a svolgersi, con simboli fascisti ancora visibili in strada e appelli per la loro rimozione ignorati. 

Non possiamo tacere di fronte a questo atteggiamento, che non solo disprezza i principi democratici su cui è fondata la nostra Repubblica, ma viola anche leggi specifiche che vietano la ricostituzione del partito fascista e qualsiasi forma di apologia.

È inaccettabile che in una società moderna e democratica come la nostra, si verifichino manifestazioni che esaltano ideali antidemocratici, minacciano l’ordine pubblico e diffondano la propaganda razzista. Le leggi italiane sono chiare riguardo a questi comportamenti, eppure assistiamo all’inerzia delle autorità nel garantire il rispetto di tali norme.

La presenza di simboli come la croce celtica, la modifica delle targhe commemorative e il rifiuto di rimuovere tali simboli sono atti provocatori e offensivi per la nostra società. Chiediamo alle autorità competenti di agire con determinazione e coraggio per fermare questo deprecabile raduno e rimuovere ogni simbolo fascista che ancora persiste in via Acca Larenzia.

Ricordiamo che la nostra Costituzione e le leggi emanate a seguito della tragica esperienza del fascismo vietano esplicitamente qualsiasi forma di riorganizzazione del partito fascista e puniscono severamente l’apologia di idee antidemocratiche.

In conclusione, esortiamo le autorità a fare il passo giusto, garantendo che la legge venga rispettata e che la memoria di coloro che hanno combattuto per la nostra libertà non venga distorta e oltraggiata da coloro che cercano di riportare in vita ideologie oppressive e discriminatorie.