Già la scorsa settimana sono intervenuto per portare l’attenzione sul fatto che ad inizio del marzo 2024 è stato incardinato nelle commissioni competenti della Camera dei Deputati il Disegno di Legge di iniziativa governativa con modifiche alla Legge 185/90 sulle esportazioni di armamenti, dopo la sua approvazione al Senato.

La Legge 185 è una norma innovativa che il Parlamento ha approvato nel 1990 dopo una grande campagna di mobilitazione della società civile, inserendo per la prima volta dei criteri non economici nella valutazione di autorizzazione delle vendite estere di armi italiane. Un approccio che è stato poi ripreso sia dalla Posizione Comune UE sull’export di armi sia dal Trattato ATT (Arms Trade Treaty).

La Legge 185 del 1990 ha un indubbio e cruciale ruolo di garanzia della trasparenza in un mercato che solitamente è altamente opaco.

Molte organizzazioni della società civile italiana, riunite nella Rete Italiana Pace e Disarmo, hanno seguito l’iter del DDL esprimendo fin dall’inizio preoccupazione per le modalità con cui si stava modificando la normativa ed evidenziando l’intenzione di indebolire il controllo sulle vendite all’estero di armi esplicitata già da anni da alcuni gruppi di potere e pressione legati all’industria militare.

Per questo si è attivata una grande mobilitazione della società civile italiana denominata “Basta favori ai mercanti di armi!” che ha visto l’adesione di più di ottanta organizzazioni, dalle ACLI alla CGIL, per impedire il peggioramento della Legge 185/90.

La campagna richiede di:

  • Evitare che la reintroduzione del Comitato interministeriale per gli scambi di materiali di armamento per la difesa (CISD), utile luogo di presa di responsabilità da parte della politica sulle questioni riguardanti l’export di armi, si trasformi in un “via libera” preventivo a qualsiasi vendita di armi ma al contrario sia sempre bilanciato dall’analisi tecnica e informata degli uffici preposti presso la Presidenza del Consiglio, il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, il Ministero della Difesa.
  • Inserire nella norma nazionale un richiamo esplicito al Trattato sul commercio delle armi (Arms Trade Treaty), non presente nel testo originario della Legge 185/90 in quanto entrato in vigore solo nel 2014.
  • Migliorare la trasparenza complessiva sull’export di armi rendendo più completi e leggibili i dati della Relazione al Parlamento, in particolare contenendo indicazioni analitiche per tipi, quantità, valori monetari e Paesi destinatari delle armi autorizzate con esplicitazione del numero della Autorizzazione MAE, gli stati di avanzamento annuali sulle esportazioni, importazioni e transiti di materiali di armamento e sulle esportazioni di servizi oggetto dei controlli e delle autorizzazioni previste dalla legge.
  • Impedire la cancellazione integrale della parte della Relazione annuale al Parlamento che riporta i dettagli dell’interazione tra Istituti di Credito e aziende militari.
  • Impedire l’eliminazione dell’Ufficio di coordinamento della produzione di materiali di armamento presso la Presidenza del Consiglio, unico che potrebbe avanzare pareri, informazioni e proposte per la riconversione a fini civili delle industrie nel settore della difesa.
  • Reintrodurre la possibilità per il CISD di ricevere informazioni sul rispetto dei diritti umani anche da parte delle organizzazioni riconosciute dall’ONU e dall’Unione Europea e da parte delle organizzazioni non governative riconosciute.

Dato che questa campagna è aperta anche alle amministrazioni locali, riteniamo importante che anche il Comune di Bologna vi aderisca per rafforzare la richiesta di avere un mercato delle armi controllato.

Per questo presento un ordine del giorno a trattazione urgente che auspico possa trovare il favore di tutta l’aula.